Link to «Una richiesta che lascia sgomenti»«Una richiesta che lascia sgomenti»
Il diplomatico parla di «profonda incomprensione» tra Italia e Svizzera e definisce la richiesta «grave», sottolineando come, di fronte a una tragedia di questa portata, si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso. «Io mi sarei fatto in quattro per sanare la situazione», afferma, evidenziando il livello di tensione tra i due Paesi.
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Al momento sono arrivate quattro fatture per i giovani italiani ricoverati all’ospedale di Sion, ma il timore è che ne arrivino altre. In particolare per i pazienti curati a Zurigo, Losanna e Berna.
«Il rischio è che venga chiesto il rimborso anche per gli altri nove pazienti», spiega Cornado. La risposta italiana resta però netta: «Non pagheremo nulla».
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Nel confronto con il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard, l’ambasciatore ha puntato il dito su quelle che definisce responsabilità precise. «Non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile», afferma, indicando irregolarità gravi nella gestione del locale: uscite di sicurezza bloccate, materiali infiammabili e controlli mancati per anni.
Secondo Cornado, oltre agli eventuali profili penali, esiste «una responsabilità morale pesantissima» per quanto accaduto.
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Reynard ha replicato difendendo il ruolo delle autorità locali, sottolineando che eventuali responsabilità saranno accertate dalla magistratura. Ha però assicurato che, in caso di colpe accertate, il Cantone «pagherà tutto quello che dovrà pagare».
Link to Aiuti alle famiglie, ma non bastanoAiuti alle famiglie, ma non bastano
Sul fronte degli aiuti, le autorità svizzere hanno annunciato:
10 mila franchi immediati per le famiglie
50 mila franchi a partire da metà maggio
indennizzi morali fino a 200 mila franchi
una fondazione con 20 milioni di franchi
Misure che l’ambasciatore giudica insufficienti: «Non è abbastanza rispetto alla gravità dei fatti».
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Cornado ricorda anche come l’Italia abbia curato senza chiedere nulla due cittadini svizzeri trasferiti all’Ospedale Niguarda, salvando loro la vita dopo ustioni gravissime. «Li abbiamo curati per mesi, non per un giorno. E non chiederemo certo rimborsi», sottolinea.
Un confronto che rende ancora più dura la posizione italiana in una vicenda destinata a restare al centro delle relazioni tra i due Paesi.
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