La tensione tra Stati Uniti e Iran è nuovamente esplosa nel Golfo Persico, interrompendo la fragile tregua raggiunta nei mesi precedenti. Il fulcro di questa nuova escalation è l'isola di Larak, dove le forze americane hanno effettuato un attacco aereo mirato a distruggere due rampe di lancio delle Guardie della Rivoluzione. Secondo le autorità di Washington, i pasdaran stavano pianificando di posizionare mine navali nel vitale Stretto di Hormuz, un'azione che ha innescato la politica di tolleranza zero promessa dall'amministrazione Trump per proteggere le rotte energetiche mondiali.
La reazione di Teheran è stata rapida e si è sviluppata su più fronti. Da un lato, il regime ha risposto colpendo con missili e droni le basi militari statunitensi di Al Azraq e Re Hussein in Giordania, oltre a una struttura ad Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti, anche se la maggior parte dei missili è stata intercettata dai sistemi di difesa. Dall'altro, le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver abbattuto un drone spia americano MQ-9 sopra lo Stretto di Hormuz e di aver bloccato una superpetroliera danneggiata dall'impatto con due mine navali.
La violenza degli scontri ha subito riacceso le preoccupazioni sui mercati internazionali, facendo aumentare il prezzo del petrolio: il Brent ha superato i 90 dollari al barile e il Wti ha raggiunto oltre 85 dollari. A complicare ulteriormente la situazione è la sospensione dell'accordo per il corridoio navale umanitario e commerciale con l'Oman, che Teheran ha dichiarato di voler congelare fino al rispetto completo del memorandum firmato a giugno.
Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in partenza per il summit dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Bishkek, dove incontrerà Vladimir Putin, ha sottolineato che l'Iran non desidera la guerra ma non resterà passivo di fronte alle provocazioni. Intanto, negli Stati Uniti, le rivelazioni del Washington Post mettono in luce le crescenti preoccupazioni dei vertici militari, che avrebbero avvertito il Pentagono sulla difficoltà di sostenere a lungo un conflitto che rischia di esaurire risorse e uomini strategici di Washington, lasciandola vulnerabile su altri fronti caldi del mondo.
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